martedì, dicembre 18

BROLO – RIMPATRIATA TRA AMANTI DEL TENNIS DEGLI ANNI 80

Un gruppo storico di amici, legati tra di loro anche per la passione del Tennis festeggiano, convocati dal maestro Carmelo Arasi, e omaggiano colui che il Tennis a Brolo, a cavallo degli anni 80/90, contribuì a dargli “un senso”.

 

Breve premessa: A Brolo, come nella  storia del nostro pianeta che è stata suddivisa in cinque ere, anche il Tennis locale ha subito questa divisione.

C’è l’era precambriana, quella quando la rete era il filo delle “robbe” nel cortile di casa Gembillo.

Lo sport era solo il calcio, e il campo di volley, allora semplicemente pallavolo, era in un’assolata piazza stazione.

Poi Pietro Gembillo, che andava d’estate alla Terme di Chianciano importò questo sport, il Tennis.

Rigorosamente racchette di legno. Uno sport per nulla snob o roba da ricchi, anche se a giocarlo, all’inizio erano più o meno sette\otto persone.

Poi venne per il tennis l’era primaria (o paleozoica), quando Peppino Gembillo, padre di Pietro, tagliò “i limunera” e regalò al figlio un vero campo da tennis. Era il tempo dei mitici scontri tra Pietro e il ragioniere Enzo. A Brolo veniva  giocare gente di Capo d’Orlando, Gioiosa Marea, Piraino.

D’estate c’erano i tornei e la “febbre” per la racchetta stava diventando un’epidemia.

Poi arrivò l’era mesozoica. Emergevano già i piccoli campioni, come Nino Giuffrè, l’abbigliamento diventava un fattore importante, e Nino Ricciardello sfoggiava completi bianchi, quelli della Fila, che giungevano da Roma e Milano, regali dei padrini Germanà. Il tennis se la batteva per popolarità con il calcio. Era il secondo sport “giocato” a Brolo e con l’era terziaria giunsero prima i campi, all’Airone, di fatto i brolesi lo consideravano loro territorio, quello del Gattopardo e il campetto, quasi lambito dal mare a Testa di Monaco o si andava in trasferta a Brucoli, poi venne quello di Saliceto, o si giocava a Capo d’Orlando nella villa di Sindoni, il regista.

Il tennis aveva bisogno di una casa. Nasceva quello che poi divenne il Circolo Tennis, con i  suoi campi, ma anche delle nuove promesse per il tennis locale.

Le altre ere del tennis brolese vedono l’arrivo dei Maestri, dei tornei importanti, delle scuole, dell’organizzazione.

Il circolo Tennis diventa una grande realtà, con i Vivaldi, gli Arasi, i Giuffrè, i Gasparo, e le tenniste in gonnella come la Bruno che si passano il testimone di portacolori in campo regionale e nazionale.

E’ quello di oggi, che guarda al futuro.

Il protagonista di questa “storia” di fatto, prima da giovane osservatore sino ad oggi  s’è vissuto tutto il resto.

A suo modo.

Carmelo Fonti è ormai, pur conservando l’aria da eterno ragazzo, un uomo sempre dai modi gentili, disponibile ma dall’animo irriducibile, che ha superato i sessantanni.

Ha quindi la consapevolezza dei Grandi ed il piglio fiero di un antico gladiatore, ti guarda sempre dritto negli occhi, cercando nei tuoi non solo trasparenza ed onestà intellettuale,ma con la consapevolezza di scoprire, nel suo interlocutore,  qual’è l’ultimo libro letto, il miglior vino che abbia bevuto, le sue passioni recondite, ma sopratutto se è un dritto o mancino giocando a tennis.

E e se non la trova le risposte cercate resta per un attimo deluso, ma alla fine se ne frega, già sa, semplicemente, con chi ha a che fare, ed è in grado di mandarti, con grazia e nonchalance, con uno sguardo,  a quel paese, per poi rifugiarsi in una buona lettura, o andar a insegnare ai “suoi” alunni italiano e matematica.

I meriti se li è conquistati tutti, ha acquisito conoscenza, esperienza e cultura prima di tutto sui libri dei grandi autori che già leggeva da piccolo in via Don Santo, poi con la passione dell’insegnar nei suoi doposcuola privati. Ora lui lavora anche al comune di Brolo, quasi un far un favore a chissà chi, ma con l’aria di un vecchio quanto snob ed elegante barone, quel lavoro non l’ha sentito mai suo, e con distacco e sussiego determina i consumi d’acqua… ma preferirebbe che da quei flussi liquidi sgorgasse champagne.

Il tempo, per tanti tiranno, l’ha risparmiato e come dicevano prima quell’aria di eterno ragazzo lo rende simpatico, aperto… libero.

Carmelo quando giocava a tennis, già da ragazzo, era nei modi e nei colpi inferti – a lungo studiati e provati –  un vero e proprio campione.

Mai avuto un maestro, ma semplicemente tanta teoria appresa sui libri, fagocitando quel che trasmetteva allora la tv, dove non esistevano le reti tematiche e youtube era fantascienza. Lui imparava a memoria colpi, i segreti, gli atteggiamenti dei grandi del tennis,  e quando poteva andava anche a veder dal vivo i tornei, non solo in Sicilia.

Poi andava a giocare, prima sul terreno di gioco di Pietro Gembillo, un campo, il primo di Brolo, tra gli agrumeti e la canonica, o a far muro dietro il monumento ai caduti, poi sui campi del circolo di tennis, dove ancora tiene bene fiato e ritmo, rimanendo un coriaceo avversario per tanti.

Per i suoi atteggiamenti un po’ ribelli e spavaldi, tipici dei passionari, con la stessa foga di un “dritto”, s’intratteneva a parlar di racchette e accordature, che non avevano segreti per lui, e che portava innovazione e modelli in tutti i Nebrodi.

Di fatto è stato sempre anticipatore sui tempi.

Ora la festa tra gli amici, per ricordarne le gesta, gli aneddoti, le racchette rotte, senza colpe, per un rovescio andato male è stato anche un modo per raccontare l’epopea del tennis a Brolo. Quella che, per professione o per mestiere, per opportunità o anche solo per vanità, ha regalato “personaggi” e che nel ricordo  ora possono essere presi a “pezzi” e raccontati a secondo i gusti di chi ascolta o di chi li narra.

Fonti andava al campo di tennis, guardava anche quando giocavano gli altri, così con indifferenza, e imparava sempre, guardando. Un dono di natura, non aveva bisogno che gli spiegassero nulla.

A Brolo il tennis era – ed è – un ambiente sano, che faceva volare le motivazione di tanti; i ragazzi si facevano “due tiri” ma di sport, i tornei erano l’occasione per incontrarsi, per accendere agonismo, per far i confronti tra diverse generazioni, i giocatori erano giocatori, non coach assertivi, ed al tempo Fonti non vinceva tanto, ma tutti dicevano che aveva classe e stile… ed era così.

La sua capacità di incanalare – anche se in maniera cervellotica e a tratti pessimista – tutte le esperienze, ne ha fatto un uomo e l’ha fatto crescere, non solo a tennis, senza che nessuna ruggine di ciò che ha dovuto sopportare l’abbia potuto intaccare. Evidentemente si tratta d’acciaio.

A parlar di quella cena, al porto di Capo d’Orlando, anzi a raccontarla è il “maestro” Carmelo Arasi. Lui la racconta in un appassionato post sulla sua pagina social.

La racconta da ragazzo che guardava prima giocare un “adulto” e che oggi l’avrebbe appellato, con rispetto, “coach” perchè lui – il Fonti – non solo giocava a tennis ma era colui che portava l’innovazione in campo insieme alle migliori racchette, quelle viste mentre “studiava” in tv gli incontri.

Era quello che già parlava di tecnica e di tattica, che raccontava a tanti di Rod Laver, del grande Roger Federer, che sapeva delle percentuale di vittorie di Rafael Nadal e dei record di Jimmy Connors.

Fonti sapeva stupire quando parlava “del Messia” Bjorn Borg, o della “minor competitività” di Andre Agassi o quando metteva in fila altri fenomeni come Boris Becker, Stefan Edberg e Mats Wilander e Bill Tilden.

Ma lui già sapeva anche di fisica applicata al gioco, della rotazione della spalla, che comprendeva anche il ruolo di una scarpa da tennis ben strutturata a seconda del terreno dove si giocava, di geometrie e di aspetto mentale. Per certi verso un precursore.

Leggeva ed approfondiva le sue teorie con l’avallo delle prime riviste specializzate che acquistava nelle fornitissime edicole della stazione di Messina, dove studiava.

Erano i numeri patinati de Il Tennista, MatchBall e Tennis Italiano che diventavano poi rara merce di scambio, in quello che ancora non era un vero e proprio Circolo del Tennis.

Fu il primo ad analizzare le incordature, le tensioni e le racchette che passavano dal legno (non amato mai abbastanza) all’alluminio con i primi racchettoni, e poi all’amata grafite. Dalle sue mani sono passate tutte le più celeberrime marche e i più blasonati modelli di racchette.

Come dimenticare – scrive Carmelo Arasi –  il racchettone Fila “Mirage” o la Dunlop max 200g, la Puma Becker, con quel manico che si allungava e si accorciava in base alla sensazione del momento,la Prince Graphite e la Magnesium Pro, la Rossignol F200/250 e 300…,le Head Spector e Director (per la verità apprezzata ma mai acquistata perché già la usava l’amico Rocco Decimo..), la Prestige e la Graphite Pro, la Confort Edge… l’Adidas Ivan Lendl.

Fonti amava stupire tutti, investendo autentici patrimoni di “vil denaro”, scendendo in campo – tra i primi in provincia – anche con le mitiche Donnay Apollo e Athena, con quei pesi dentro il manico che continuamente venivano cambiati per cercare il giusto equilibrio… con buona pace dell’avversario che doveva attendere.

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Poi venne il tempo di passare alle Wilson Pro Staff, e qui si apre un capitolo a parte, con l’allora rappresentante del tempo che si scusò pubblicamente con un “infastidito” Fonti che ne possedeva due, perché la casa madre aveva accertato in quei modelli, delle bolle d’aria che le rendevano fragili…ma lui lo sosteneva già da tempo.

E poi il lato B di tutto ciò, visto che Fonti, perdeva interesse per l’attrezzo usato, quasi immediatamente, ed era anche un generoso, nacque quella sorta di mercatino di “seconda mano”, con le racchette che passavano ai sui fedelissimi.

E rammenta il Maestro Arasi che al tempo venne omaggiato di una fiammante Fischer “Stan Smith” esagonale, un gioiello dell’epoca e poi ancora di una Wilson Ultra Graphite Fp costruita con ceramica Dupont (quella dello Shuttle), anche perchè Carmelo Fonti avrebbe scommesso tutto proprio sul giovane Arasi che già era una stella splendente tra i giovani del Circolo.

Di certo una semplice cena tra “amici” non sarebbe bastata, forse una ventina ancora, per poter raccontare quella “letteratura” di storie e non solo legate al tennis, tra episodi, analisi leggendarie, resoconti dettagliati che hanno visto protagonista Carmelo Fonti. Storie che tenevano incollati al Circolo, e non solo del tennis, i suoi “discepoli”, prima di inforcare, la moto ruggente, al pari delle belle auto, che sono altri suoi “pallini”.

Con la cena di qualche sera fa, spiega Carmelo Arasi “si è voluto ripartire per ritrovarsi tutti insieme come 20 anni fa, per rievocare gli antichi fasti e per ritrovarsi ancora, magari su un campo da tennis a testare nuovi materiali, colpire qualche palla e soprattutto analizzare il tutto, come sempre,con con minuziosa attenzione. Ma se ciò non accadrà, ci ritroveremo di sicuro ancora una volta a tavola, davanti ad una birra per rievocare tempi di straordinario divertimento”.

Per lui questo “è il tennis con cui siamo cresciuti, questa è Storia, questa è la Brolo che ci piace”.

Un ringraziamento per questa cena tra amarcord e futuro va anche ai fratelli Santino e Achille Maggio a Carmelo Ruggeri e poi a Carmelo Ziino, Giuseppe Olivo, Pippo Buonocore, Salvatore Gasparo, Aldo Clemente, Nino Siragusano, Francesco Germanà (al telefono da Roma), Marcello Princiotta e Nino Giuffrè . Tutti insieme per dedicare una splendida serata dedicata al mitico Fonti.

Fonte notizia. www.scomunicando.it