BROLO – BREVE STORIA DEL DUECENTESCO MANIERO DEI LANCIA
Brolo – Una cinta merlata, percorre il margine dello spuntone roccioso che segna il confine del fortilizio, la torre e la scala a chiocciola sovrastano, sul fianco occidentale, il compatto edificio del palazzo baronale, gli edifici di servizio e la chiesa di San Girolamo, addossata sul lato opposto. La torre emergeva quindi, al di sopra di una aggregazione di edifici, al fine di assicurare al sottostante porto caricatore, segnalato dal geografo arabo Mahammad al- Idrisi nel 1154 con il nome di “Marsa Daliah”. Secondo l’Amico, invece, l’edificazione della torre di Brolo risalirebbe nel periodo normanno o anche prima in quanto si fa menzione di essa con la denominazione Voab, in un privilegio del conte Ruggero dell’anno 1094. Anche il Pirri conferma la torre Voab come l’attuale Brolo. Ma considerando l’inesistenza di una documentazione precisa che faccia riferimento alla presenza di una turris a Brolo nell’XI secolo, si può ipotizzare soltanto il riferimento ad una realizzazione provvisoria in legno, data la natura difensiva del luogo, smantellata successivamente. Si può ipotizzare l’edificazione della torre alla fine del XIII secolo, periodo caratterizzato dal predominio dell’architettura Sveva. Infatti, alcuni, dei caratteri significativi della tipologia edilizia federiciana si trovano nel castello di Brolo, la pianta generalmente quadrata, con spessori murari tra 2,60 e3,60 metri, pietra accuratamente quadrata sugli angoli e in corrispondenza delle cornici delle aperture, le scale immerse nello spessore murario e le coperture a volte. La torre sorge su terrapieno naturale a quota 40 metri s.l.m., ha la forma di un parallelepipedo di 9,90 X 9,90 metri, alta 21 metri dal terrapieno con una scarpa di rinforzo di 8,40 sui lati Sud, Sud-Est e Sud-Ovest e un corpo scala cilindrico appoggiato sul lato Nord. All’interno si suddivide in 2 piani oltre quello terreno che è seminterrato. Il piano terra è accessibile dal lato Nord direttamente dal livello del terrapieno ed è coperto da una volta a botte; esistono due botole una riquadrata in pietra arenaria sul piano di calpestio, con funzione di collegamento alla cisterna, scavata nella base, che veniva riempita d’acqua piovana convogliata dalla terrazza tramite tubazioni di creta incassate nel muro; l’altra, ritagliata nello spessore della volta, di collegamento al piano superiore. Originariamente, infatti, i vari piani erano raggiungibili tramite scalette in legno appoggiate. Il primo piano è accessibile dal lato Nord tramite una scala esterna ed è coperto con volte a botte, il dammuso; presenta anche esso due botole scavate nello spessore murario per il passaggio da un piano all’altro.

Il secondo piano è raggiungibile tramite il corpo scala cilindrico addossato al prospetto Nord. E ’coperto da una volta a crociera e nell’intercapedine tra questa e il soffitto, venne realizzata una nicchia, sfruttata, al tempo, come luogo di vedetta (lato Est). La copertura della torre è realizzata con una terrazza accessibile dal corpo scala cilindrico e cinta da un parapetto merlato. Il rapporto ravvicinato con il mare e soprattutto con l’attività commerciale del caricatore ha giocato un ruolo primario nella vita del castello brolese.
Quando il mare, a partire dalla fine del 500, comincerà ad allontanarsi con il conseguente interramento del porto, inizierà anche il declino dell’importante roccaforte marina; l’arenile un poco alla volta, anche per gli straripamenti della vicina fiumara, avrà il sopravvento sulla rada, che sopravvisse fino al 1837, poi scomparirà del tutto. Il palazzo baronale annesso al castello e ben raffigurato nei disegni di Tiburzio Spannocchi e Camillo Camilliani, è ancora utilizzato nel corso del 700 ma appare in rovina nei primi anni dell’800. Del palazzo dei Lancia e dei muri perimetrali del fortilizio restano ancora visibili tracce, resta quasi integra, la grande torre di avvistamento, eloquente testimonianza di una singolare storia medievale del nostro territorio.

