mercoledì, agosto 26

TORRENOVA – CONDANNATO PER AVERE DIFFAMATO IL SINDACO SUI SOCIAL

La Corte d’Appello di Messina ha confermato la condanna per diffamazione, già pronunciata dal Tribunale di Patti in primo grado, nei confronti di un uomo di Torrenova. A conclusione dell’iter giudiziario, l’imputato è stato condannato al pagamento di 7.500 euro. Parte lesa il sindaco di Torrenova, Salvatore Castrovinci che, a distanza di undici anni dai fatti, quando era già primo cittadino da tre anni, ha deciso di rendere pubblica la vicenda.

La nota del sindaco Castrovinci (foto in basso)

«Ho scelto di attendere l’esito del giudizio di appello prima di rendere pubblica questa notizia. Nonostante la vittoria ottenuta in primo grado, ho ritenuto corretto aspettare la conclusione dell’intero percorso giudiziario. Oggi posso esprimere la mia soddisfazione: la Corte d’Appello di Messina ha rigettato integralmente l’appello e ha confermato la condanna per diffamazione già pronunciata dal Tribunale di Patti. La vicenda riguardava un commento pubblicato nel 2015 su Facebook, nel quale veniva insinuato che, nella mia qualità di sindaco e commerciante, avessi un interesse economico personale nella realizzazione degli impianti di biomassa a Torrenova.

 

La Corte d’Appello ha chiarito che quelle parole non potevano essere ricondotte al legittimo esercizio del diritto di critica politica: attribuivano al sindaco un interesse personale e una condotta non trasparente, ledendone la reputazione. La sentenza conferma quindi, in due gradi di giudizio, la natura diffamatoria di quelle affermazioni e il mio diritto al risarcimento. Il soccombente dovrà corrispondere complessivamente circa 7.500,00 euro, cifra che continuerà a maturare fino all’effettivo pagamento. È una decisione che accolgo con soddisfazione, non per il fatto che qualcuno sia stato condannato ma perché afferma un principio importante: la critica politica è legittima e necessaria ma non può trasformarsi nell’insinuazione di interessi personali inesistenti o in un attacco alla dignità di chi ricopre una carica pubblica. Oggi questa sentenza mette finalmente un punto fermo a una vicenda iniziata undici anni fa e conferma che la mia scelta di tutelare la mia reputazione era fondata».

 

 

Fonte Notizia: www.glpress.it

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